Tuesday, September 26, 2006

Un nuovo libro tra le mie mani...


"Il delitto, l'incoscenza, la colpa. Nove grandi storie inedite dei migliori narratori italiani.
Una antologia memorabile, le olimpiadi del noir."

Nei prossimi giorni mi capiterà di aggiornare questo intervento e lo farò man mano che leggerò i 9 racconti contenuti in questo libro. Gli autori promettono bene: Ammaniti, Camilleri, Carlotto, Dazieri, De Cataldo, De Silva, Faletti (non vedo l'ora di leggere questo!!!), Fois, Lucarelli (Cit. "Paura ehhh?!?") e Manzini. Chiaramente, non li conosco tutti.
Essendo un periodo nel quale non ho molta voglia di "tuffarmi e nuotare in quel mare limpido che è "Reading Sea"...ho optato per il genere che preferisco, il "noir", e sopratutto per una "mole di lavoro" per i miei occhi ed il mio cervello non troppo "importante".
Ho appena iniziato il primo racconto, di Ammaniti (Sei il mio tesoro), che esordisce con il risveglio "un po' movimentato ed insolito" di un noto primario di maxillofacciale in un attico sopra la rumorosa Trastevere in Roma...
Per ora, l'unico neo di questo libro già visibile a prima vista, è il prezzo un po' troppo elevato.
Vado a leggere...

(28/09/06 - h.16.38)
Ecco qui, il primo aggiornamento.
Il racconto di Ammaniti (Il mio tesoro) me lo sono letto praticamente tutto d'un fiato (tra le due e le tre di sta notte..).
Vi avevo lasciato col brusco risveglio del dottor Paolo Bocchi...
La trama è sorprendente e, visto la breve consistenza, ricca di colpi scena. Diciamo subito che la sorpresa più fluorescente è sicuramente l'impronta ironica ed a tratti comica che l'autore fa trapelare da alcuni capoversi, con la spontaneità di una "battuta in dialetto" sputata sul bancone di un bar.
Ci sono due passaggi, che non dovrebbero ledere il diritto di nessuno alla lettura di questo libro, che ci tengo a riportare.
Il primo:
"La Somaini (una delle co-protagoniste), nuda, girava per il salotto. Chiunque con un po' di testosterone nelle vene avrebbe massacrato la famiglia pur di stare lì."
Anzi, in realtà sono tre i "passi".
Il secondo:
"Morin (un regista)... lei è legato a un filo. Mi toppa questa e può scordarsi la miniserie su Pertini. L'aria si gelò, come se avessero messo al massimo i condizionatori.
Il regista si passò la mano nei capelli e pensò: "Vabbè, qua rischio il culo ma salvo il cazzo."
Forse in questo caso sarebbe necessaria un precisazione che non farò per ovvi motivi.
E il terzo (tenetevi forte...):
"Il mio tesoro! Ridatemi il mio tesoro!
La folla lo guardò.
Un fan impazzito che non reggeva al dolore.
"Si calmi... - Lo afferrò il cognato della Somaini.
- Un cazzo mi calmo! - e si lanciò verso il corridoio della navata centrale. Si librò con un fosbury superando due file di panche e finendo su nonna Italia che, colpita, fece due giri su se stessa e caracollò a terra.
Tac!
Il femore era partito.
- Porcod... (scritto per intero) - bestemmiò la vecchia coprendo l'adagio del compositore americano.
Bocchi si rialzò. Tutti gli si lanciarono addosso come in una mischia di rugby. Mollò una gomitata sul muso del piccolo Pietro incastonandogli nelle gengive l'apparecchio ortodontico.
-Ahhhh! - Il piccolo Somaini si buttò a terra in lacrime.
- Stronzo! Ti ucci... - urlò il padre. Ma Bocchi, con un rigoroso calcio nei coglioni, lo azzittì. Una foresta di mani lo stava afferrando. Con uno scatto improvviso il chirurgo strappò l'incensiere a in chierichetto e cominciò a rotearlo come una mazza ferrata falciando chiunque provava ad avvicinarsi.
- In nome della legge, si fermi! - L'appuntato La Rosa estrasse la Beretta d'ordinanza. - Le intimo di fermarsi.
Bocchi, roteando la sua arma micidiale, marciava in una nuvola d'incenso come un cavaliere dell'Apocalisse verso l'uomo delle pompe funebri. Lo sdraiò con un colpo preciso sulla nuca"...
..."L'appuntato La Rosa l'aveva raggiunto. A gambe larghe e a braccia tese gli puntava contro la pistola. - Si fermi! Si fermi!
Bocchi, come un ninja impazzito, afferrò un portacenere di cristallo, lo scagliò e colpì il militare sugli incisivi.
- Me li evo appana vifatti, poccatvoia!"

Et voile!!
Spero che vi siate diverti anche solo 1/10 di quanto sia successo a me sta' notte, perchè credetemi, ho riso davvero di gusto.
Ciao let-tori!!

Voto: 7


(29/09/06 - h.18.52)

Oggi pomeriggio ho terminato il secondo "episodio" di questa raccolta e devo subito dire che questo, Morte di un confidente di Camilleri, mi è piaciuto di più e più si avvicina a quelli che prediligo.
Tutto molto rapido, semplice, ma profondo, prevedibile, ma con sfumature di originalità che ti costringono a leggerlo finche l'ultimo punto ti informerà che il racconto è terminato.
La storia ruota intorno alla figura dell'ispettore Giulio Campagna, ottimo poliziotto, istintivo, ma riflessivo, arrogante ma con costrutto. Ruota intorno a lui e Camilleri riesce con abilità a descriverne vari aspetti mantenendo sempre alto il ritmo della trama che corre lungo un sentiero tortuoso.
Vi riporto qui un passaggio che mi ha colpito non tanto per "creatività narrativa" quanto per il contenuto vero e proprio:
"Il giorno dopo, negli uffici della mobile, Campagna stava leggendo la notizia dell'operazione contro i boliviani quando squillò il cellulare.
Riconobbe subito il numero sul display. Non si prese il disturbo di rispondere. Sapeva che ci sarebbero stati solo cinque squilli e poi il cellulare sarebbe tornato silenzioso.
Ogni informatore aveva il suo numero di squilli per avvertire l'ispettore che aveva urgenza di incontrarlo".
Qualcuno di voi (se poi qualcuno esiste), rileggerà la citazione una seconda volta e si chiederà il perché di questa mia scelta, ma la ragione è molto semplice: il modo di "comunicare in codice" mi ha colpito, tutto qui.
Da segnalare anche le ultime due righe del racconto, da brividi.
(Un ringraziamento speciale ad Alessandro. Il motivo è più che evidente.)

Voto: 8


02/19/06 (h.18.32) (sul treno per Milano... sudato come pochi, ma fortunatamente puzzolente come molti :-)!!!)

Rieccomi!
Il terzo episodio di questa raccolta è di Diego De Silva, napoletano, ed il titolo della sua opera, "il covo di Teresa", racchiude in sé gran parte della trama, o quantomeno l'ubicazione dove si svolgeranno gli eventi.
Mi trovo in difficoltà ad illustrare le premesse di questo componimento, perché rischierei di svelare dettagli troppo importanti ed illuminanti.
Lo scrittore si differenzia rispetto ai primi due (Ammaniti e Camilleri) per un ricercato utilizzo di metafore ed ossimori, per una spiccata dote descrittiva e per una profonda introspezione nell'animo dei personaggi
che compongono questo interessante "giallo casalingo".
Righe come le seguenti, lasciano senza parole, di stucco, quasi sorpresi d'aver letto e non visto la scena.
Vi propongo qualche esempio:
"Teresa, incorniciata nella porta, lo guarda. - Che hai fatto? - gli chiede.
Marco si volta. Gli cadono i muscoli facciali. La perdita di una maschera. La sua voce acquista una nota sofferta, un rimorso."
Ed anche:
"Teresa si copre la bocca con tre dita.
Lui, dall'alto, le intima di nuovo il silenzio con l'indice. Poi trattiene il respiro, reggendo la pistola con entrambe le mani, la canna rivolta verso l'alto, come nella beffarda pantonima di una supplica.
E ancora:
"Teresa si mette a sedere, lo sguardo stranito sembra arrivare tardi sulle cose. Marco accende il piccolo televisore sistemato poco lontano dai fornelli, scorre i canali con apprensione, armeggia con il telecomando
e consulta il televideo. Sbuffa. Spegne. Si passa le dita nei capelli. I suoi occhi concentratissimi nell'aria sembrano scorrere una alla vota le righe delle possibilità di cui dispone. Inspira ed espira. Ha la fronte imperlata
di sudore."
Lineare, ma non privo di colpi di scena, De Silva mi è piaciuto soprattutto nella parte descrittiva piuttosto che in quella narrativa.


Voto: 7,5

1 comment:

Anonymous said...

Mi hai convinto e me lo presterai!Tuo, let-toro.